Marzolino
Marzolino, il pecorino fresco di primavera della Toscana
PAT
Cos’è il marzolino
Il marzolino è un pecorino fresco toscano: il nome, dal mese di marzo, indica un formaggio di pecora prodotto a inizio primavera. La versione riconosciuta come prodotto tradizionale è il Marzolino di Lucardo, in Val d’Elsa, fatto con caglio vegetale di fiori di cardo e una lavorazione lunga e particolare. Ha pasta morbida e burrosa.
Caratteristiche
- Denominazione
- PAT
- Tipo
- Pecorino fresco a pasta tenera
- Latte
- latte di pecora intero
- Zona tipica
- Toscana
Zona di produzione
Val d’Elsa, tra le province di Firenze e Siena: il Marzolino di Lucardo, la versione tradizionale riconosciuta, è legato a Lucardo (frazione di Montespertoli), Certaldo, San Gimignano e ai dintorni.
Un nome che viene dal calendario
«Marzolino» significa semplicemente «di marzo». Il vocabolario Treccani lo registra anche come nome di formaggio: un cacio di pecora (o, altrove, di bufala) prodotto in quel mese. In Toscana il nome è legato a pecorini freschi, da mangiare giovani, e il marzolino dà il meglio di sé in primavera.
Il Marzolino di Lucardo
Fra i prodotti agroalimentari tradizionali della Toscana compare il Marzolino di Lucardo, chiamato anche Pecorino di Lucardo. Il nome viene dalla località di Lucardo, in Val d’Elsa, e la zona comprende Montespertoli, Certaldo e San Gimignano. La sua lavorazione, condotta soprattutto dalle donne, è documentata già prima del Seicento; poi la produzione si era interrotta del tutto. È ripartita in tempi recenti, seguendo una ricetta antica, grazie a un progetto regionale: secondo la scheda della Regione, oggi i produttori sono quattro.
Il caglio di cardo
Il tratto più originale del marzolino di Lucardo è il caglio vegetale: al posto del caglio animale si usano fiori di cardo essiccati, chiamati presura. È una coagulazione lenta, che richiede circa due ore. Dalla massa si separano la parte più grassa, il «liscio», e il cacio vero e proprio, che viene lavorato a mano facendogli riassorbire una parte della panna.
Come si fa
La cagliata impastata prende una forma ovale o tronco-conica e viene avvolta in un telo di lino. A questo punto la si fora molte volte con un bastoncino appuntito e la si stringe nel panno con due canne per far uscire il siero: un passaggio che oggi dura due o tre giorni. Il formaggio asciuga poi in un ambiente a temperatura e umidità costanti, invece che appeso vicino al camino come un tempo. L’ultima fase si svolge in cantine di tufo, dove le forme vengono girate e unte con olio d’oliva; ci restano circa 30-40 giorni, finché la pasta raggiunge la morbidezza giusta. Una parte delle forme viene lasciata invecchiare fino a sei mesi.
Caratteristiche e sapore
Una forma pesa circa un chilo. Fresco, il marzolino ha pasta bianca latte, tenera e burrosa, con qualche piccolo occhio e un leggero ricordo di erbe in fondo al palato. Stagionato sei mesi diventa giallo paglierino e più compatto, ma non secco né duro, con profumi di fieno, paglia ed erbe mediterranee e una lunga persistenza, con una lieve nota amara.
Un formaggio da papi e da dote
Alla fine del Settecento il marzolino era così apprezzato da costare quasi il doppio di altri formaggi rinomati, ed era noto ben oltre i confini del Granducato. La sua produzione era legata a piccoli greggi, raramente oltre i cento capi, allevati per la lana e il formaggio fra Castelfiorentino e Lucardo.
I marzolini di oggi
Oltre al marzolino di Lucardo, alcune aziende toscane producono un proprio marzolino fresco, ispirato alla stessa tradizione. È il caso della Fattoria Corzano e Paterno, a San Casciano in Val di Pesa: il loro marzolino è un formaggio ovale da circa mezzo chilo, morbido e cremoso, venduto pochi giorni dopo la produzione. Ogni produttore interpreta il nome a modo suo, perché non esiste un disciplinare unico.
In cucina e abbinamenti
Il marzolino fresco si mangia da tavola, con pane toscano, fave fresche o verdure crude, e può sostituire la mozzarella in una caprese con pomodoro e olio. Quello più stagionato va in un tagliere con miele e confetture. Fa parte della grande famiglia del pecorino toscano: per gli altri formaggi della regione vedi la guida ai formaggi tipici della Toscana.
Curiosità
- Secondo la scheda regionale, fare il marzolino era un lavoro femminile e le ragazze lo consideravano parte della dote, utile a trovare marito.
- Un tempo, dopo lo spurgo, il marzolino veniva appeso per un giorno a circa un metro dal camino, avvolto in un panno di canapa, per fermentare e asciugare.
Altri pecorini e formaggi toscani
Domande frequenti
- Che cos’è il marzolino?
- È un pecorino fresco toscano, tradizionalmente prodotto a inizio primavera. La versione riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale è il Marzolino di Lucardo, in Val d’Elsa.
- Perché si chiama marzolino?
- Perché è «di marzo»: il vocabolario Treccani registra il marzolino come formaggio di pecora prodotto in quel mese.
- In quali comuni si produce il marzolino?
- Il Marzolino di Lucardo si fa a Lucardo (frazione di Montespertoli), a Certaldo, a San Gimignano e in genere in Val d’Elsa. Un marzolino fresco aziendale si produce anche a San Casciano in Val di Pesa.
- Che caglio si usa per il marzolino di Lucardo?
- Un caglio vegetale ottenuto dai fiori di cardo essiccati, detto presura.
- Quanto stagiona il marzolino?
- Il marzolino di Lucardo matura circa 30-40 giorni in cantine di tufo, ma esiste anche stagionato fino a sei mesi; i marzolini freschi aziendali si vendono pochi giorni dopo la produzione.
- Il marzolino è un formaggio DOP?
- No. Il Marzolino di Lucardo è un prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) della Toscana; non va confuso con il Pecorino Toscano DOP.
- Come si mangia il marzolino?
- Fresco da tavola con pane e fave o in una caprese al posto della mozzarella; stagionato con miele e confetture.
Chi produce il Marzolino
Caseifici e prodotti verificati dalla redazione.
- Fattoria Corzano e Paterno — San Casciano in Val di Pesa
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Informazioni verificate dalla redazione a ottobre 2026.
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