Robiola di capra "Musestre"
- Latte: capra
Robiola (robiole italiane)

La robiola è un formaggio a pasta molle, fresco o appena maturato, diffuso soprattutto fra Piemonte, Lombardia e Liguria. Sotto lo stesso nome convivono formaggi molto diversi: la Robiola di Roccaverano DOP di latte di capra, robiole vaccine senza crosta da mangiare in pochi giorni, robiole quadrate a crosta lavata stagionate in grotta e perfino robiole di pecora. Le accomunano la piccola pezzatura e una pasta morbida, spesso cremosa.
Soprattutto Piemonte, Lombardia e Liguria, con una variante tradizionale anche in Emilia (provincia di Piacenza).
È un formaggio piccolo, da qualche etto a meno di un chilo, a pasta molle e cruda. Può essere senza crosta e da consumare entro pochi giorni, oppure avere una crosta sottile, fiorita o lavata, dopo qualche settimana di maturazione. Il latte cambia da zona a zona: vacca nella maggior parte dei casi, capra nelle Langhe astigiane, pecora nell’entroterra ligure.
Le spiegazioni più citate sono due. Una lo fa derivare dal latino «rubeola», da «rubere», rosseggiare, per il colore rossiccio che prende la crosta delle forme più mature. L’altra lo collega al comune di Robbio, in Lomellina, che ne rivendica la paternità.
È l’unica robiola con denominazione d’origine protetta: si fa con latte crudo di capra nella Langa astigiana e in alcuni comuni dell’Alessandrino, attorno a Roccaverano. Si vende fresca o affinata, e la sua scheda raccoglie regole e produttori: Robiola di Roccaverano.
Fra i prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) ci sono molte robiole locali, diverse per forma e latte: - Robiola di Cocconato, nel Monferrato astigiano: vaccina, piatta, senza crosta, matura in circa cinque giorni; - Robiola d’Alba, nella zona di Alba: vaccina, rotonda, 300-400 grammi, spesso aromatizzata con tartufo, peperoncino o erbe; - Robiola bresciana, attorno al lago d’Iseo: quadrata o rettangolare, segnata dalle stuoie di canna su cui sgocciola, morbida o «dura» dopo una ventina di giorni; in Franciacorta la chiamano «strachì bianc»; - Robiola della Valsassina, nel Lecchese: quadrata, a crosta lavata rossiccia, matura almeno 30 giorni nelle grotte naturali della valle; - Robiola della Val Bormida, nell’entroterra di Savona: di latte crudo di pecora, piccolissima, da 200 a 400 grammi; - Robiola o «furmai nis» della Val Tidone, nel Piacentino: non un formaggio vero e proprio ma una crema ottenuta facendo fermentare in vaso pezzi di formaggio di pecora con vino bianco o distillato.
La differenza di gusto è netta. Le robiole fresche, senza crosta, sono bianche, umide e delicate, con un sapore di latte e panna e una leggera acidità. Quelle che maturano qualche settimana sviluppano una crosta e una pasta che si scioglie partendo dall’esterno: sotto la crosta diventa cremosa e più gialla, mentre il cuore può restare gessato. Le robiole a crosta lavata ricordano nei profumi il Taleggio.
Nei banchi frigo «robiola» indica spesso anche un formaggio fresco vaccino industriale, cremoso e spalmabile, molto vicino allo stracchino. Le robiole tradizionali, invece, hanno una forma propria, una zona d’origine e quasi sempre una breve maturazione.
La lavorazione cambia molto, ma lo schema è comune: il latte si caglia a temperatura moderata, la cagliata si rompe poco (o non si rompe affatto) per trattenere umidità, si mette negli stampi e sgocciola, poi si sala a secco. Le robiole di capra delle Langhe sono a coagulazione lattica, lenta; quelle vaccine sono in genere presamiche e più rapide.
Le robiole fresche si tengono in frigorifero nella loro confezione e si consumano entro pochi giorni. Quelle a crosta vanno avvolte in carta per alimenti e tolte dal frigo mezz’ora prima di servirle, così la pasta torna morbida.
Le robiole fresche si mangiano al naturale con pane, olio e pepe, nelle insalate con sedano e noci, o schiacciate nei ripieni e nei risotti. Quelle maturate stanno bene sul tagliere con miele di acacia o mostarde. Con il vino: bianchi freschi per le fresche, rossi giovani o bollicine per le più saporite. Vedi anche il tomino, il Murazzano, il Montebore e lo Squacquerone di Romagna.
Caseifici e prodotti verificati dalla redazione.
Robiola di capra "Musestre"
Informazioni verificate dalla redazione a ottobre 2026.