Caciocavallo di vacca Cinisara
Caciocavallo di vacca Cinisara, il caciocavallo della vacca nera siciliana

Cos’è il caciocavallo di vacca Cinisara
Il caciocavallo di vacca Cinisara è il caciocavallo siciliano fatto soltanto con il latte crudo della Cinisara, la vacca nera della Sicilia occidentale. Ha la forma squadrata dei caciocavalli dell’isola, pesa otto-dieci chili e si produce fra la provincia di Palermo e quella di Trapani. Slow Food lo ha inserito nell’Arca del Gusto; la razza è Presidio dal 2024.
Caratteristiche
- Denominazione
- Tipo
- Formaggio a pasta filata, semistagionato o stagionato
- Latte
- latte vaccino intero crudo di sole vacche di razza Cinisara
- Zona tipica
- Sicilia
Zona di produzione
I comuni di Godrano e Cinisi e le zone vicine della provincia di Palermo, fino alle colline costiere nord-occidentali della provincia di Trapani. Allevamenti di Cinisara si trovano anche nell’entroterra, per esempio a San Giuseppe Jato e nell’agro di Monreale.
Un caciocavallo definito da una razza
Nella Sicilia occidentale il caciocavallo tradizionale è il caciocavallo palermitano, prodotto agroalimentare tradizionale della regione. Quello di vacca Cinisara ne è la versione più stretta: stessa famiglia e stessa forma a mattone, ma con il vincolo di usare solo latte di Cinisara, munto e lavorato crudo. È lo stesso principio del caciocavallo podolico del Sud peninsulare, che prende il nome dalla vacca Podolica.
La vacca Cinisara
La Cinisara, chiamata anche vacca nera siciliana, è una bovina di taglia media, con mantello nero, corna a lira e arti robusti, adatta ai pendii sassosi dei Sicani, delle Madonie e dei Nebrodi. Appartiene al gruppo delle podoliche e si nutre di pascoli magri e vegetazione spontanea. Le prime notizie risalgono al Duecento, nelle carte dell’abbazia di San Martino delle Scale; il nome viene forse da Cinisi. È a duplice attitudine, da latte e da carne, e dà poco latte ma grasso e proteico, con circa il 4% di grasso e il 3,5% di proteine.
Dal rischio di estinzione al Presidio
Sostituita per decenni da razze più produttive, la Cinisara è stata rilanciata dagli anni Novanta da un gruppo di allevatori con l’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia. Nel settembre 2024, a Terra Madre Salone del Gusto di Torino, Slow Food ne ha fatto un Presidio: tutela la razza, il suo latte e la sua carne. Il formaggio, da parte sua, è iscritto nell’Arca del Gusto, il catalogo dei prodotti a rischio di scomparsa.
Come si fa
Si lavora a ogni mungitura. Il latte crudo coagula nella tina di legno; dopo tre quarti d’ora la cagliata viene sminuzzata con la rotula, estratta, lasciata asciugare e tagliata a fette da far colare sulla cannara. Poi torna nella tina sotto la scotta calda per circa quattro ore e alla fine viene pressata fino a diventare una lastra piatta. Le lastre passano la notte appese a cavallo di un bastone. Il mattino dopo si affettano, si mettono nel piddiaturi con scotta bollente e, quando la pasta comincia a filare, si lavorano con il bastone di legno e con le mani fino a ottenere una grossa pera ben chiusa, detta ’nccuppata. Sul tavoliere la si schiaccia fra due assi e la si gira di continuo finché prende la forma squadrata. La salamoia dura un giorno per ogni chilo di peso.
Stagionatura e sapore
Le forme pesano otto-dieci chili. Da tavola si mangia dopo tre-sei mesi; per grattugiare si lascia arrivare a otto-nove mesi. Con il tempo il sapore diventa sempre più piccante, con note di caramello, fiori di prato e macchia mediterranea e un fondo animale dato dal caglio. In bocca è grasso e persistente, bilanciato da una evidente acidità. Il latte di pascolo porta profumi di fieno, salvia e agrumi.
La filiera della Cinisara
Gli allevatori sono riuniti in un consorzio e in un gruppo operativo regionale, «Filiera cinisara», finanziato dal programma di sviluppo rurale della Sicilia, impegnato a scrivere regole comuni di lavorazione e un sistema di controllo condiviso fra produttori e consumatori. Fra le aziende del progetto c’è la Zootecnica Polizzi di San Giuseppe Jato: dal 1998 alleva circa 150 Cinisara al pascolo in contrada Dammusi, nell’agro di Monreale, e nel caseificio aziendale, con bollo CE, trasforma il loro latte crudo intero in caciocavallo e caciotte.
Conservazione
Come gli altri caciocavalli stagionati, la forma intera sta bene in un ambiente fresco e asciutto. Il pezzo tagliato va avvolto in carta per alimenti e tenuto in frigorifero, togliendolo una mezz’ora prima di servirlo.
In tavola e in cucina
Il semistagionato si serve a scaglie con pane di grano duro, olive e un rosso siciliano di corpo; lo stagionato si grattugia sulla pasta al forno e sui piatti di verdure. Altri formaggi dell’isola sono nella guida ai formaggi tipici della Sicilia; i caciocavalli delle altre regioni, dal Caciocavallo Silano DOP a quelli di grotta, sono raccolti nella guida ai caciocavalli.
Curiosità
- Il nome Cinisara viene forse dal paese di Cinisi, ma secondo un’altra ipotesi deriverebbe da una parola araba che indicava un carbone scuro, come il mantello di queste vacche.
- Il riconoscimento della Cinisara come Presidio Slow Food è stato annunciato il 28 settembre 2024 a Torino, durante Terra Madre Salone del Gusto.
Altri caciocavalli e paste filate siciliane
- Caciocavallo palermitano (cascavallu), la pasta filata a mattone di Godrano e Cinisi
- Ragusano DOP
- Caciocavallo podolico
- Caciocavallo Silano DOP
- Caciocavallo di Ciminà, la pasta filata a due testine dell’Aspromonte
- Caciocavallo di Castelfranco, la pasta filata della valle del Miscano
- Caciocavallo irpino di grotta
- Provola delle Madonie, pasta filata vaccina del Palermitano
Domande frequenti
- Che cos’è il caciocavallo di vacca Cinisara?
- È un caciocavallo siciliano a pasta filata, a forma di parallelepipedo, fatto con il solo latte crudo di vacche di razza Cinisara. Pesa otto-dieci chili e stagiona da tre a nove mesi.
- Il caciocavallo di Cinisara è un Presidio Slow Food?
- No: il Presidio, dal 2024, riguarda la razza bovina Cinisara. Il formaggio è inserito nell’Arca del Gusto di Slow Food.
- Che differenza c’è con il caciocavallo palermitano?
- Il caciocavallo palermitano è un prodotto tradizionale della provincia di Palermo, legato soprattutto, ma non esclusivamente, al latte di Cinisara. Il caciocavallo di vacca Cinisara è fatto solo con latte di questa razza, ed è quindi una versione più ristretta della stessa tradizione.
- Dove si produce?
- Fra Godrano, Cinisi e le zone vicine della provincia di Palermo, fino alla fascia collinare nord-occidentale della provincia di Trapani.
- Quanto stagiona?
- Da tre a sei mesi per il consumo da tavola, otto-nove mesi per la versione da grattugia.
- Che sapore ha?
- Piccante, sempre più intenso con l’età, con note di caramello, fiori di campo e macchia mediterranea e una buona acidità che ne bilancia la grassezza.
- Chi lo produce?
- Lo fanno gli allevatori di Cinisara della Sicilia occidentale. Su Caseifici Online c’è la Zootecnica Polizzi di San Giuseppe Jato, che lavora a latte crudo il latte delle proprie vacche Cinisara.
Chi produce il Caciocavallo di vacca Cinisara
Caseifici e prodotti verificati dalla redazione.
- Zootecnica Polizzi — San Giuseppe Jato
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Informazioni verificate dalla redazione a ottobre 2026.
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