Maiorchino
Maiorchino, il grande pecorino dei Monti Peloritani
PATPresidio Slow Food
Cos’è il Maiorchino
Il Maiorchino è un grande pecorino a pasta dura dei Monti Peloritani, in provincia di Messina. Si fa a fine inverno e in primavera con latte crudo di pecora, a cui si aggiunge latte di capra, e matura fino a due anni in cantine di pietra. È famoso per la ruzzola di Carnevale, in cui le forme vengono fatte rotolare lungo le strade del paese. È un PAT siciliano e un Presidio Slow Food.
Caratteristiche
- Denominazione
- PAT
- Presidio Slow Food
- Maiorchino
- Tipo
- Formaggio a pasta dura, cotta, a lunga stagionatura
- Latte
- latte ovino crudo, con aggiunta di latte caprino ed eventualmente vaccino
- Zona tipica
- Sicilia
Zona di produzione
Il versante settentrionale dei Monti Peloritani, in provincia di Messina: Novara di Sicilia, Basicò, Santa Lucia del Mela, Tripi, Mazzarrà Sant’Andrea, Fondachelli-Fantina e Montalbano Elicona. Fra i produttori del Presidio c’è anche un’azienda a Furnari.
Il pecorino delle montagne messinesi
Fra lo Stretto e i Nebrodi corre la catena dei Peloritani, un territorio aspro di boschi e pascoli dove pecore e capre vivono quasi tutto l’anno all’aperto. Il Maiorchino è il formaggio più importante di queste montagne: forme grandi, da dieci chili e oltre, pensate per durare e per essere vendute o scambiate nelle fiere. Il nome in dialetto è «maiurchinu».
Le origini e la ruzzola
La sua comparsa viene fatta risalire al Seicento e la tradizione lo lega a una festa popolare che esiste ancora: la ruzzola del Carnevale di Novara di Sicilia e Basicò. I pastori si sfidano lanciando le forme stagionate lungo la strada in discesa del paese e vince chi le fa arrivare più lontano. Una gara possibile solo con un formaggio così duro e compatto.
Latte e stagione
Il Maiorchino si fa da febbraio a giugno, quando i pascoli peloritani sono più ricchi. Il latte è crudo e prevalentemente di pecora; il Presidio prevede circa un quinto di latte di capra e, talvolta, una quota simile di latte vaccino. Per la coagulazione si usa caglio in pasta di capretto o di agnello, preparato artigianalmente.
Attrezzi e lavorazione
Gli strumenti hanno ancora i nomi dialettali: la «quarara», caldaia di rame stagnato scaldata a fuoco diretto; la «brocca», bastone di legno per rompere la cagliata; la «garbua», la fascera di legno; il «mastrello», il tavolo su cui si lavora la pasta. La cagliata, rotta in grani molto piccoli e cotta nella caldaia, viene raccolta nelle fascere. Comincia allora la fase più caratteristica, la bucatura: con un lungo ago di ferro o di legno, il «minacino», il casaro fora una dopo l’altra le sacche d’aria e di siero e poi preme la pasta con le mani. Può durare due ore e a volte, dopo una seconda cottura, si ripete.
Salatura e stagionatura
La salatura è a secco e dura tre-quattro settimane. Poi le forme passano in locali di pietra seminterrati, freschi e umidi, su scaffali di legno, dove possono restare fino a 24 mesi. Durante la maturazione la crosta viene trattata, e il formaggio diventa via via più duro e saporito.
Caratteristiche
È un cilindro a facce piane o appena concave, con un diametro di circa 35 centimetri e lo scalzo di una dozzina; il peso va di solito da 10 a 18 chili. La crosta, giallo ambra, scurisce fino al marrone. La pasta è bianca o paglierina, compatta e dura, con occhiatura fine e regolare.
Sapore e profumi
Profuma di latte cotto, erba secca e pecora. In bocca è salato e intenso; con la lunga stagionatura diventa piccante e persistente, adatto anche alla grattugia.
In cucina e abbinamenti
In Sicilia si mangia spesso semplicemente a scaglie con un filo d’olio extravergine dell’isola, oppure con miele locale, insalate di verdure e conserve sott’olio. Le forme più vecchie si grattugiano sulla pasta, come altri formaggi da grattugiare. Il vino giusto è un rosso morbido e caldo del territorio messinese, come un Faro o un Mamertino. Altri formaggi dell’isola sono nella guida ai formaggi tipici della Sicilia; altri formaggi di latte non pastorizzato in quella ai formaggi a latte crudo.
Curiosità
- Il Maiorchino è considerato a forte rischio di scomparsa: la lavorazione è lunga e faticosa, la stagionatura dura anni e il prezzo di mercato spesso non ripaga il lavoro. Il Presidio è nato proprio per convincere i casari a non abbandonarlo.
- Fra i prodotti tradizionali siciliani compare anche la dicitura «Maiorchino di Novara di Sicilia», che lega il formaggio al paese più celebre della ruzzola.
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Domande frequenti
- Che cos’è il Maiorchino?
- È un pecorino siciliano a pasta dura e cotta, fatto con latte crudo di pecora e una parte di latte di capra sui Monti Peloritani, in provincia di Messina. È un PAT e un Presidio Slow Food.
- Dove si produce il Maiorchino?
- In provincia di Messina, sul versante nord dei Peloritani: Novara di Sicilia, Basicò, Santa Lucia del Mela, Tripi, Mazzarrà Sant’Andrea, Fondachelli-Fantina e Montalbano Elicona.
- Il Maiorchino è un Presidio Slow Food?
- Sì. Il Maiorchino è un Presidio Slow Food: il progetto sostiene i pochi allevatori dei Peloritani che lo producono ancora con latte di pecora e capra e lunghe stagionature.
- Cos’è la ruzzola del Maiorchino?
- È una gara di Carnevale a Novara di Sicilia e Basicò: i pastori fanno rotolare le forme stagionate lungo la strada in discesa del paese.
- Quanto pesa una forma di Maiorchino?
- In genere da 10 a 18 chili, con circa 35 centimetri di diametro e 12 di altezza.
- Quanto stagiona il Maiorchino?
- Può stagionare fino a 24 mesi in cantine di pietra fresche e umide.
- Quando si produce il Maiorchino?
- Da febbraio a giugno, quando i pascoli dei Peloritani sono più ricchi.
- Che sapore ha il Maiorchino?
- Salato e intenso, con note di latte cotto, erba e pecora; diventa piccante con la stagionatura.
- Con quale vino si abbina il Maiorchino?
- Con rossi morbidi e caldi del Messinese, come il Faro DOC o il Mamertino DOC.
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Informazioni verificate dalla redazione a ottobre 2026.
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