Cooperativa Agricola Canop
Rivamonte Agordino (BL)
- Latte: vaccino
Schiz (formaggio fresco bellunese)
PAT
Lo schiz è il formaggio fresco della provincia di Belluno che non si mangia crudo: si taglia a fette e si cuoce in padella, con burro e un goccio di panna o di latte, per servirlo con la polenta. Nasce dalle malghe e dalle latterie di paese, si fa con latte vaccino e non contiene sale: lo si aggiunge solo in cottura.
Provincia di Belluno, soprattutto la fascia fra Feltre e Belluno.
Lo schiz è un formaggio freschissimo, pronto appena raffreddato: non ha crosta, ha pasta bianca, compatta e un po’ gommosa e un profumo netto di latte. È un prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) del Veneto. Per il gusto conta la padella più della cantina: crudo sa di poco, perché è senza sale; cotto si colora e diventa morbido e saporito.
Sull’origine della parola non c’è accordo. Una versione la lega al verbo dialettale «schizar», schiacciare: quando i malgari pressavano la cagliata nelle fascere, una parte usciva dai bordi e veniva recuperata. Un’altra pensa al siero che, mentre il formaggio cuoce, schizza fuori in piccole gocce. La prima ipotesi ha un fondo pratico: nelle malghe e nelle latterie turnarie del Bellunese, quando si formavano le forme di malga bellunese o di agordino di malga, la pasta in eccesso veniva rifilata, tagliata a strisce e cotta subito per la famiglia.
Si fa in tutta la provincia di Belluno e la zona storica è quella compresa fra Feltre e Belluno. Oggi lo producono sia piccole latterie di paese, come a Sospirolo, sia la grande cooperativa di Cesiomaggiore, e si trova anche nei supermercati di buona parte del Veneto.
Il latte, molto fresco, può essere crudo o pastorizzato, intero o in parte scremato, anche senza fermenti aggiunti. Si coagula con caglio fra 32 e 38 °C; dopo un quarto d’ora abbondante la cagliata si rompe in grani grandi come nocciole e si scalda piano fino a 41-42 °C. Poi arriva il passaggio che lo distingue: la massa estratta si tuffa per una decina di minuti in acqua fredda, per fermare l’acidificazione. Il sale non si mette. Dopo circa un’ora negli stampi quadrati il formaggio va in frigorifero: si vende a mattonelle rettangolari da circa 2 kg, di solito a fette.
Non stagiona. Da latte pastorizzato si conserva in frigorifero per circa una settimana; da latte crudo bisogna consumarlo entro due o tre giorni. Dopo qualche giorno la superficie forma una pellicina sottile, che non è una vera crosta.
La ricetta classica è semplice: le fette si rosolano nel burro a fuoco vivace, si aggiunge un po’ di panna o di latte, si copre e si lascia restringere a fuoco basso. Si serve caldo con la polenta, ed è un piatto che si trova nei rifugi e nelle trattorie della provincia. Lo schiz va bene anche con la carne, nella pasta (per esempio tagliatelle e rucola) e perfino nei dolci, come la ciambella con pere.
Lo schiz non ha una DOP: è iscritto nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali del Veneto. Il nome quindi non è riservato a una zona per legge, ma la tradizione è bellunese. Per capire le differenze fra le sigle vedi la guida alle differenze fra DOP, IGP, STG e PAT.
Ha un fratello sull’altopiano di Asiago: la tosella, un altro formaggio fresco senza sale nato in malga e cotto in padella. Fra i formaggi della stessa provincia trovi il Piave DOP, il Comelico e il Fodom. Vedi anche la guida ai formaggi tipici del Veneto.
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Rivamonte Agordino (BL)
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Informazioni verificate dalla redazione a ottobre 2026.
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