Centro del Bitto Storico Ribelle
Gerola Alta (SO)
Stagionato nella casera del centro.
- Latte: vaccino
Storico Ribelle (già Bitto Storico)
Presidio Slow Food
Lo Storico Ribelle è il formaggio d’alpe delle valli di Gerola e di Albaredo, in provincia di Sondrio, che fino al 2016 si chiamava Bitto Storico. Nasce solo d’estate, in quota, da latte crudo di vacca a cui si aggiunge una parte di latte delle capre Orobiche, senza fermenti né mangimi. È un Presidio Slow Food e si distingue dal Bitto DOP per regole di produzione più severe e per stagionature che arrivano a dieci anni.
Gli alpeggi delle valli di Gerola e di Albaredo, scavate dal torrente Bitto, e quelli confinanti, fra 1.400 e 2.000 metri circa, in provincia di Sondrio. Le forme finiscono la maturazione nella casera di Gerola Alta.
Per decenni un gruppo di caricatori d’alpe delle valli del Bitto ha difeso un metodo più antico e più rigido di quello ammesso dal Bitto DOP, soprattutto dopo che il disciplinare della denominazione, nel 2005, ha aperto a mangimi e fermenti selezionati. Il loro formaggio si vendeva come «Bitto Storico», ma fuori dalla DOP quel nome non si poteva più usare senza rischi legali. Il 23 settembre 2016, durante Terra Madre Salone del Gusto a Torino, è stato annunciato il nome nuovo: Storico Ribelle, oggi marchio registrato dalla società che seleziona e commercializza le forme.
In alpeggio la mandria si sposta a tappe, dalle stazioni più basse a quelle più alte, per circa tre mesi. A ogni tappa c’è un calècc, una piccola costruzione in pietra che fa da casera itinerante: così il latte si trasforma a pochi metri dal punto di mungitura, ancora caldo. Le vacche si mungono a mano. Al latte vaccino si unisce dal 10 al 20% di latte di capra Orobica, una razza delle Orobie a rischio di scomparsa che dà al formaggio più profumo e una persistenza maggiore. Niente insilati, niente mangimi, niente fermenti aggiunti: a lavorare è solo la flora naturale del latte e dell’alpe, perciò ogni alpeggio dà un formaggio un po’ diverso.
Le forme sono cilindriche, larghe 40-50 cm e alte 9-12 cm, e pesano da 9 a 20 kg. La pasta è compatta, dal bianco al giallo paglierino a seconda dell’età, con pochi occhi piccoli detti «a occhio di pernice». La salatura si fa di preferenza a secco. Dopo un primo periodo in alpeggio, le forme scendono a Gerola Alta, dove vengono selezionate e stagionano almeno dodici mesi; le migliori restano in casera cinque, sei e anche dieci anni.
Con uno o due anni di cantina è un grande formaggio da tavola; con le stagionature più lunghe diventa da meditazione, da servire a scaglie con un rosso della Valtellina. In valle è l’ingrediente dei pizzoccheri, con grano saraceno, verze, patate e burro, e della polenta taragna. Per confrontarlo con gli altri formaggi d’alpe lombardi si può partire dal Formai de Mut e dallo Strachitunt, due formaggi delle valli bergamasche, l’alta Val Brembana per il primo e la Val Taleggio per il secondo.
Stagionatori e venditori verificati dalla redazione.
Gerola Alta (SO)
Stagionato nella casera del centro.
Informazioni verificate dalla redazione a ottobre 2026.
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