Caseificio Rosso
Pollone (BI)
Maccagno a latte crudo
Stagionatura di circa 60 giorni.
- Latte: vaccino
Maccagno (Macagn), formaggio del Biellese e della Valsesia
PAT
Il Maccagno, in piemontese Macagn, è il formaggio di montagna del Biellese e della Valsesia. Si caseifica con latte vaccino intero lavorato appena munto, quando è ancora tiepido, e si presenta in forme piccole da circa due chili, dolci e burrose, che si gustano da poche settimane fino a qualche mese di cantina.
Tutta la provincia di Biella e i comuni montani della Valsesia, in provincia di Vercelli; gli alpeggi più noti stanno nelle valli Cervo, Sessera e Sesia.
Il tratto che distingue il Maccagno da quasi tutte le tome piemontesi è il tempo: il casaro non aspetta che il latte riposi o affiori, ma lo mette in caldaia subito, due volte al giorno, approfittando del tepore che conserva appena munto. Ne nascono forme piccole, pensate per un consumo relativamente rapido, che conservano tutta la grassezza del latte intero. Oggi esistono due anime dello stesso formaggio. Quella d’alpe si fa d’estate sui pascoli in quota, quella di cascina nelle stalle di fondovalle con fieno e foraggi secchi; la seconda è più regolare, la prima cambia di sapore con l’erba della stagione.
Il nome rimanda all’Alpe Maccagno, un pascolo a oltre 2.100 metri nella val Vogna, laterale della Valsesia, nel territorio dell’antico comune di Riva Valdobbia (oggi parte di Alagna Valsesia). Col tempo, però, la parola ha smesso di indicare un luogo e ha cominciato a indicare un modo di lavorare il latte: già nel 1882, a un’esposizione biellese, fu premiato come «Maccagno» il formaggio di un allevatore di Veglio che caricava alpeggi del tutto diversi, sopra Campo di Bioglio. Al Maccagno è legato anche un nome illustre: Quintino Sella, biellese, statista e nel 1863 fondatore del Club Alpino Italiano, ne era un grande estimatore e, secondo la tradizione locale, lo portava a Roma per farlo assaggiare.
La zona riconosciuta comprende l’intera provincia di Biella e l’area della Comunità Montana Valsesia, in provincia di Vercelli. In pratica il cuore della produzione sono le valli prealpine che scendono dal massiccio del Monte Rosa: la Valle Elvo, la Valle Cervo, la Valsessera e l’alta Valsesia, dove gli alpeggi vengono caricati da maggio a ottobre.
Serve latte vaccino intero, non scremato, di una o due mungiture. Nei disciplinari tradizionali è latte crudo, e il Presidio Slow Food lo rende obbligatorio insieme al divieto di additivi e fermenti selezionati. In zona si allevano soprattutto Bruna e Pezzata Rossa d’Oropa; nella versione d’alpe le vacche pascolano sopra i 900 metri.
Il latte, ancora tiepido, viene portato fra 30 e 36 °C e coagula con caglio di vitello: gli unici ingredienti sono latte, sale e caglio. Dopo la rottura, la cagliata viene riscaldata fra 40 e 52 °C, ed è per questo che si parla di pasta semicotta. Eliminato il siero, le forme pressate riposano per circa mezza giornata; la salatura arriva di solito dopo qualche giorno di asciugatura. Le forme passano quindi in cantina, dove vengono girate e pulite. Bastano una ventina di giorni per un Maccagno giovane; la maturazione ideale, per molti affinatori, sta tra i tre e i sei mesi.
È un cilindro basso, di 18-25 cm di diametro, con uno scalzo di 5-8 cm e un peso che di solito resta tra 1,6 e 2,5 kg. La buccia è sottile e liscia, da paglierina a grigio-bruna con riflessi aranciati. Al taglio la pasta appare compatta ma morbida ed elastica, con pochi occhi piccoli e irregolari; il colore va dal bianco crema al giallo dorato man mano che invecchia.
Giovane ha un gusto dolce e lattico, con sentori netti di burro e panna. Dopo qualche mese il profumo si apre su fieno, erbe di pascolo e fiori, e la pasta si fa più saporita senza diventare piccante. È un formaggio che non chiede stagionature lunghissime: oltre i sei mesi perde parte della sua freschezza tipica.
Il Maccagno non è una DOP: è iscritto nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) del Piemonte. La versione tradizionale d’alpeggio, chiamata con il nome dialettale Macagn, è un [Presidio Slow Food](https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/macagn/) che riunisce casari, stagionatori ed enti locali intorno a regole precise: latte crudo e intero, lavorazione a ogni mungitura, nessun fermento aggiunto, tracciabilità della filiera.
Si conserva in frigorifero nella parte meno fredda, avvolto in carta per alimenti o in un telo di cotone e chiuso in un contenitore. Va tolto dal freddo una mezz’ora prima di servirlo, perché a temperatura ambiente la pasta sprigiona i suoi aromi di latte e burro.
Nel Biellese il Maccagno entra nei piatti più tipici: la polenta concia, il riso in cagnone, le zuppe gratinate di pane e formaggio. Fonde bene, quindi funziona anche in torte salate, gnocchi e crespelle. A crudo si accompagna a pane di segale, miele di castagno o mostarde, con un vino rosso piemontese giovane e fresco. Tra i formaggi piemontesi vedi anche la Toma Piemontese, il Bettelmatt, l’Ossolano e la Toma del lait brusc. Vedi anche la guida ai formaggi tipici piemontesi e valdostani e quella ai formaggi d’alpeggio e di malga.
Caseifici e prodotti verificati dalla redazione.
Pollone (BI)
Maccagno a latte crudo
Stagionatura di circa 60 giorni.
Mongrando (BI)
Formaggio Maccagno (linea Botallini)
Forma da circa 700 g.
Piode (VC)
Macagn
Latte vaccino intero crudo, caseificato a ogni mungitura in alpeggio.
Boccioleto (VC)
Macagn
Latte vaccino intero crudo, caseificato a ogni mungitura in alpeggio.
Civiasco (VC)
Macagn
Latte vaccino intero crudo, caseificato a ogni mungitura in alpeggio.
Informazioni verificate dalla redazione a ottobre 2026.
Scopri i produttori di formaggi nella zona tipica del Maccagno.
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