Malga Gasparini
Solagna (VI)
Morlacco del Grappa di malga
Presidio Slow Food, latte crudo di alpeggio.
- Latte: vaccino
Morlacco del Grappa (formaggio Morlacco PAT)
PAT
Il Morlacco è il formaggio delle malghe del Monte Grappa, fra le province di Treviso, Vicenza e Belluno. Nasce dall’unione del latte della sera, scremato per affioramento, con quello intero del mattino: ne esce una pasta tenera, bianca e salata, con occhi fitti e la crosta rigata dalle ceste in cui sgocciola. Si mangia fresco dopo un paio di settimane o stagionato fino a tre mesi.
Il massiccio del Monte Grappa: comuni montani e pedemontani delle province di Treviso, Vicenza e Belluno.
Murlak, Murlaco, Burlacco: i nomi cambiano da versante a versante, ma indicano tutti lo stesso formaggio vaccino magro, tenero e salato che i malgari del Grappa preparano d’estate. Per secoli è stato un cibo di tutti i giorni più che un formaggio da fine pasto: lo si mangiava dalla colazione alla cena, con polenta, patate bollite o pane fatto in casa.
Le origini si legano ai Morlacchi, pastori e boscaioli arrivati dai Balcani che si stabilirono sul Grappa mentre la zona era sotto la Repubblica di Venezia. Un’altra ipotesi, raccontata da alcuni caseifici, fa derivare il nome da un formaggio simile che dalla Morlacchia arrivava nei porti veneziani. Nei secoli passati il latte veniva scremato il più possibile: la panna diventava burro, da vendere a valle, e con il resto si faceva questo formaggio «povero», che in dialetto chiamavano «formajo dei puareti». A metà Ottocento una relazione sui distretti di Asolo e Montebelluna lo descrive come un formaggio «biancastro, magro e salato» prodotto d’estate in buona quantità.
La zona tradizionale abbraccia il massiccio del Grappa. In provincia di Treviso: Borso del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba e gli ex comuni di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa, oggi uniti in Pieve del Grappa. In provincia di Vicenza: Solagna, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino e gli ex comuni di Cismon del Grappa e San Nazario, oggi confluiti in Valbrenta. In provincia di Belluno: Alano di Piave, Quero (oggi Quero Vas), Feltre, Seren del Grappa e Arsiè. D’estate le mandrie salgono alle malghe fra i 1.200 e i 1.500 metri, dove alcuni casoni in pietra risalgono al Seicento.
In malga si usano due munte: quella della sera, lasciata riposare finché la panna sale e viene tolta, e quella intera del mattino, in parti uguali. Il latte è crudo. Un tempo veniva dalla Burlina, piccola vacca pezzata bianca e nera, la sola razza bovina nata in Veneto, ridotta oggi a pochi capi; la scheda ONAF indica come razze da latte la Burlina e la Bruna Alpina.
La scrematura della sera avviene in un locale apposito della malga, il «cason de l’aria», con feritoie nei muri che lasciano entrare l’aria fresca della notte. Al mattino il latte scremato si unisce a quello appena munto nella caldaia di rame e si scalda fra 35 e 42 °C circa prima di aggiungere caglio liquido di vitello. Dopo 20-30 minuti di riposo la cagliata si rompe in pezzi grandi come una noce, si raccoglie con le tele e si mette a sgocciolare in ceste di vimini o, oggi, in stampi rigati. Le forme si salano a secco più volte al giorno, girandole a ogni passaggio, e maturano nel «casarin», una stanza dedicata.
Il Morlacco tradizionale è un formaggio giovane: va in vendita dopo una o due settimane e, secondo il Presidio Slow Food, si può consumare fino a circa tre mesi. Alcuni caseifici della pedemontana propongono anche una versione «riserva» di almeno tre mesi, più gialla e saporita.
È un cilindro a facce piane con lo scalzo convesso; secondo la scheda ONAF misura 30-50 cm di diametro, è alto 7-12 cm e pesa 5-10 kg. La crosta, sottile e non edibile, porta le righe lasciate dalle ceste e passa dal bianco al paglierino con l’età. La pasta è tenera ma si taglia netta, con occhi fitti che a volte trattengono gocce di siero. Da fresco il sapore è decisamente salato; con le settimane il sale si ammorbidisce e salgono note di erba, nocciola e burro fuso, senza piccantezza.
Il Morlacco è un prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) del Veneto e non ha una DOP. La versione d’alpeggio a latte crudo è un Presidio Slow Food, «Morlacco del Grappa di malga», nato per distinguerla dalle produzioni di pianura e per spingere i malgari a stagionarne una parte, invece di venderla tutta fresca ai turisti estivi. Nei caseifici di valle e di pianura il Morlacco si fa anche con latte pastorizzato.
Essendo un formaggio fresco va tenuto in frigorifero, avvolto in carta per alimenti, e consumato in tempi brevi dopo il taglio. In passato, per farlo durare mesi, lo si chiudeva nell’argilla o nella sabbia umida: una pratica domestica, oggi non usata per la vendita.
A tavola sta bene con la polenta abbrustolita, con la sopressa o il salame caldo, o semplicemente con patate lesse. In cucina si scioglie nei risotti e nel ripieno degli gnocchi; d’estate c’è chi lo serve con il melone. Con il vino si accompagna a bianchi leggeri e freschi. Tra i formaggi veneti vedi anche la Casatella Trevigiana, il Piave, l’Asiago e il Monte Veronese. Vedi anche la guida ai formaggi d’alpeggio e di malga.
Caseifici e prodotti verificati dalla redazione.
Solagna (VI)
Morlacco del Grappa di malga
Presidio Slow Food, latte crudo di alpeggio.
Pieve del Grappa (TV)
Morlacco del Grappa di malga
Presidio Slow Food, latte crudo di alpeggio.
Pieve del Grappa (TV)
Morlacco del Grappa di malga
Presidio Slow Food, latte crudo di alpeggio.
Borso del Grappa (TV)
Morlacco del Grappa di malga
Presidio Slow Food, latte crudo di alpeggio.
Informazioni verificate dalla redazione a ottobre 2026.
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